Sabato sera entra in modo spavaldo in negozio Maddalena, ragazza che sta per diventare medico e che quindi ha iniziato a fare praticantato in ospedale.
M: “Non riesco a provare la pressione!”
CM “Ma come, scusa? Stai per diventare dottoressa, potresti quasi già operare e non sai provare la pressione?”
M “Eh, ma non è semplice. Mi hanno dato tutti i vecchietti per fare prova, ma non ci sono riuscita e il primario si è arrabbiato”
CM “Eh, beh, ti credo! E' una cosa semplice, la so fare anche io, scusa”
M “Mi insegni allora? Dai, dai insegnami come si prova la pressione!”
Il fato, il caso, il destino, la sfiga, vuole che io avessi un aggeggio per provare la pressione nella cassetta del pronto soccorso.
E in men che non si dica il negozio si trasforma in un'astanteria.
M “Ah, ma che bello questo! Quello che hanno in ospedale è tutto vecchio e rovinato”
CM “Eh, io non è che provi la pressione a tutti i vecchietti che entrano e, anzi, non devono neanche sapere che ho questo affare! Sennò sai che processione?”
Si comincia bene, dato che non sa neppure piazzare (io non conosco i termini esatti, però almeno lo so fare) il bracciale sul braccio.
Lei infatti lo posiziona poco più su del polso e lo stringe pochissimo.
CM “Ma Maddalena pompa più forte! Ci credo che non riesci in ospedale! Su forza, fai andare sta mano. Dovresti essere abituata!”
In tutti i doppi sensi che si possono pensare.
Perché lei è abituata e lo sa tutto il circondario perché si vanta con tutti delle sue abilità e conquiste.
E invece no. Dà un colpo e poi sta ferma 5 secondi. Ovvio che così non si riuscirà mai; comunque dopo tre, quattro prove (su di lei, io non mi fido neanche per una cosa così semplici ad offrirmi come cavia) alla fine pare abbia capito come si faccia a fare questa complicatissima operazione.
CM “Bene, ci rivediamo qui domani con la prossima lezione:
Come mettere una supposta"